From the Depths — Negliada
DAL PROFONDO You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at www.gutenberg.org . If you are not located in the United States, you will have to check the laws of the country where you are located before using this eBook. Title : Dal profondo Author : Ada Negri Release date : May 8, 2011 [eBook #36060] Language : Italian Other information and formats : www.gutenberg.org/ebooks/36060 Credits : Produced by Maria Grazia Gentili and the online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net *** START OF Riservati tutti i diritti ―――― Copyright, by Fratelli Treves, 1910. ―――― Tip. Fratelli Treves. DAL PROFONDO Indice UN FRATELLO AQUILA REALE QUELLA CHE PASSA LA PIETÀ IL SEGNO DELLA CROCE ORA PIENA IO CAPRICCIO LA GIOJA SUOR NAZARENA L'ERRANTE GIORNO DI FESTA VANNI E VANNA IL GIARDINO DELL'ADOLESCENTE LIED LA MASCHERA LA VOCE DEL MARE MALINCONIA IL TERZETTO DELLE DAME GRIGIE IL SILENZIO IL SEGRETO FIORITA DI MARZO ROSE ROSSE VERITÀ QUELLA CHE DORME CONTADINA PER MUSICA MARIA GIOVANNA L'IGNOTA LA VOCE IL CIECO LA MARTIRE ALLA SBARRA IL VECCHIO L'ORGOGLIO LA VEGLIA IL RECESSO SANGUE NOTTE SANTA VOTO PASSIONE LA MADONNA DEL SOCCORSO L'AFFILATORE L'UOMO E LA MACCHINA ESCONO DAL CANTIERE SAMARITANA SELCIATO CITTADINO DAL PROFONDO [pg!1] DAL PROFONDO UN FRATELLO Ti fui compagna per le ignote strade del mondo e all'ombra dei crocicchi, in una vita lontana che fu mia, fu mia come questa non già che s'attorciglia al mio collo e al mio cor, segni imprimendo di ferro e corda nelle nude carni. Avevi, come adesso, una giacchetta logora, un viso a lama di coltello, una bocca di fame e di sarcasmo; e andavi senza meta, e andavi senza dolore, solo con la tua miseria, e gran signore della libertà. Lo so.—Per te non c'era e non c'è posto nel mondo disegnato a quadratini ben distinti, con cifre di classifica ben chiare.—V'è qualcuno che ti crede un barbaro—e ti esecra—ed ha paura di te.—Non io, che son della tua razza. Non mi conosci più?... Forse ti sembro più bella adesso, flessuosa nella sottil guaina di velluto fulvo che mi fa somigliare a una pantera. So pettinarmi a onde, con la grazia delle dame che passano in carrozza; e fingere il sorriso, anche nell'ore dello strazio, e mentire una promessa, e offrir la mano e il thè, soavemente, a chi, se volga il dorso alla mia soglia, fa la mia vita ed il mio nome a brani. Ho braccialetti d'oro; ma mi pesano ai polsi. Ho una collana di rubini, ma non la metto, chè mi par la riga vermiglia incisa dal capestro al collo d'un «sospettato» del Novantatrè. Sono rimasta zingara, nel fondo del cuore.—Non si mente al proprio sangue. E t'invidio.... Tu sei libero e forte: non hai padre, nè madre, nè fratelli che vivano di te, che al tuo destino s'aggrappino: il tuo letto è nell'Asilo Notturno: la tua casa è tutto il mondo. Domani puoi senza rimorso ucciderti, per compiere una tua vendetta oscura contro la vita.—Amare anche tu puoi, una donna o un'idea perdutamente amare; e viver per l'amor tuo grande, poi che intatto ti resta il tempo e il sogno. Forte e libero tu fra tanti schiavi, addio. Colei che passa è tua sorella; ma la folla l'inghiotte—e ognun va solo col mistero di sè, fino alla morte. [pg!7] DAL PROFONDO AQUILA REALE T'ho vista ieri, irta ferrigna immobile dietro le sbarre d'una vasta gabbia. Non guardavi già tu la gente piccola che ti guardava.—Ferma sugli artigli d'acciajo, gli occhi disperati al torbido cielo volgevi, al cielo!...—Uno scenario t'hanno fatto di rocce, per illuderti: perchè tu creda ancor d'essere in patria, fra pietrami di grotte e di valanghe, fra protervie di rupi e di ciclopici templi, sospesi in vetta a' precipizii, in faccia al vento che a procella sibila. —Ma non t'illudi tu.—Vedi le sbarre, sai che è finita.—Io voglio ora una storia dirti d'uomini saggi, che le proprie mani a foggiar la propria gabbia adoprano, —d'oro o di ferro—quasi sempre d'oro:— e bene assai la temprano e la rendono inaccessa, e là dentro si rinserrano, e si lamentan poi d'essere in carcere, guardando il mondo co' tuoi occhi d'odio vano e di vana disperazïone. Tu almeno, tu fosti ghermita al laccio, fosti ferita, tu, nella battaglia feroce, prima d'esser come un cencio ignobile fra mano al tuo nemico. E stai senza speranza e senza gemito vile; e chi passa ti può creder morta o sculta in bronzo, così immota e diaccia t'irrigidisci, chiusa in un disdegno indomito per tutto che non sia l'ebbrezza della libertà perduta. E, se tu comprendessi, con un colpo di rostro lacerar vorresti il volto di chi t'offende con la sua pietà. [pg!13] DAL PROFONDO QUELLA CHE PASSA E tu, che passi e non mi guardi, rapida, inguainata nella nera tunica, avvolto il collo nel tuo boa di martora, che, pari a un serpe flessile e contrattile, t'accarezza, ti bacia e t'assomiglia!... Ne' tuoi capelli bene si dissimula qualche filo d'argento, sotto il morbido tòcco a turbante. Hai messo un vel di cipria a nasconder le prime ombre del tempo sul volto.—Non sei vecchia: non sei giovane: sei donna, in piena voluttà d'imperio sulla vita e sull'uomo.—Ascolta: guardami: ugual ti sono un poco, e molte femmine ti sono uguali, e al nostro fianco passano in questo istante, e sola ognuna credesi ad amare, a soffrire, ad esser viva. Se a' tuoi piedi la soffice pelliccia e la veste procace e le spumose trine cadesser, te lasciando nella bianca fralezza dell'ignudo corpo, sapresti tu vestir questo tuo corpo d'un'anima?... Scrutar ben io vorrei il tuo tormento interïor, per ansia di leggere in un vivo umano libro. Ma tu menti: a te stessa anche tu menti, menti se piangi, e se sorridi: t'hanno insegnata la grazia d'una maschera bella, fin dai sereni anni d'infanzia: modi, leggi, costumi e fede e dogmi altri creò per te: solo ti chiesero d'esser leggiadra: nè tu mai dall'intimo di te stessa traesti, a colpi d'unghia, la verità che ognuno in cuor si porta. Vuoi darmi la tua mano?... Una son io (la mia razza è di zingari, e nei boschi sos